Gianni Biondillo in Uganda con Trekking Italia

by progettouganda on August 30, 2011 » Add the first comment.

Dapprima era solo un lieve socchiudersi di labbra, neppure me ne ero accorto a Malpensa. All’aeroporto di Istanbul invece mi cadde l’occhio sul sorrisetto malizioso.
Del sinistro.
Lo scarpone, intendo. I miei scarponi a cui tenevo tanto, regalatimi da Gianluca una decina di anni fa, che hanno fatto con me il giro del mondo. I miei scarponi. Gli unici, ad essere precisi. Sulla punta del sinistro una piega, una scollatura, una apertura che pareva una bocca. Un sorriso, appunto.
“E ora come faccio?” pensavo spaventato. Con me m’ero portato solo dei sandali e delle ciabatte. Riponevo una fiducia cieca nei confronti di quegli scarponi, e lì, a pochi passi dal prendere l’aereo per l’Africa, stavano sogghignando di me, senza alcun rispetto per il loro proprietario. Forse era una vendetta premeditata, la loro. Trattati sempre coi piedi non ne potevano più di scorazzarmi, infangati, intrisi d’acqua o cotti dal sole… chiedevano cure che non avevo mai dato loro, forse; attenzioni, chi lo sa. O forse volevano solo andare in pensione. Ma, porca miseria, non ora!
Dapprima mi zittii, non lo dissi a nessuno di quel sorrisetto malizioso. Ma dopo il trekking urbano a Kampala, dopo l’immersione nella bolgia umana di quella metropoli, dopo che pure lo scarpone destro iniziò a sorridermi, compresi che dovevo parlarne con qualcuno di tanta sfrontatezza. (Il sinistro, per capirci, ormai era una bocca spalancata e volgare che mi sbeffeggiava).

Gianni Biondillo al trek della scoperta in Uganda

Gianni Biondillo al trek della scoperta in Uganda


Di fronte al mio dramma personale si decise di passare alle maniere spicce. Mi diedero una mano Alex e Paul, i due driver che ci avrebbero seguito per tutto il viaggio. Conoscevano un ciabattino che avrebbe risolto tutto. In effetti tornarono alla sera con i due scarponi dalle bocche cucite; mute e offese dallo spago che le violava (immagino la forza erculea del calzolaio che infilava l’ago nella gomma dura).
Un lavoro sopraffino. Ammutolite le bocche gli scarponi fecero il loro sporco lavoro per giorni. Ma tramavano vendetta, tremenda vendetta!
Giusto nel cuore di una foresta pluviale ad un passo dal Nilo decisero in coppia di esplodere. Giuro, esplodere.
Le cuciture sui talloni ressero l’affronto, ma la gomma si divelse. Ed ormai giravamo per villaggi con capanne dal tetto di paglia, dove diavolo avrei trovato un altro paio di scarpe?
Decisi perciò di tenerle, non ostante tutto. Di umiliarle, di sfondarle definitivamente, vedere chi l’avrebbe vinta fra me e loro!
Come diceva la canzone? “Scarpe rotte, eppur bisogna andar!”
Il giorno appresso le piante dei miei piedi conobbero la gioia delle bolle e delle vesciche.
Avevano vinto loro, gli scarponi.
Li ho abbandonati in una stanza degli ospiti dell’ospedale “Dr. Ambrosoli” di Kalongo. Oggi ho scalato il Monte Oret con le scarpe prestatemi da Gianluca, Cerotti ai piedi.
Appena torno a casa so cosa regalarmi. Prometto che li tratterò con cura.

(Gianni Biondillo sta facendo con noi questa esperienza in Uganda. Nel frattempo, proprio mentre gli si sfondavano gli scarponi, è uscito in Italia il suo nuovo romanzo “I materiali del killer”, ed. Guanda)

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