Lasciamo Gulu diretti a Kalongo

by progettouganda on September 3, 2011 » Add the first comment.

Giornata di trasferimento, “altro” nel nostro gergo, altro da trekking. E’ un altro che prende forma via via che procediamo lungo la strada rossa e sconnessa che per forza ci fa andare lentamente e ci fa osservare il paesaggio intorno: villaggi, campi coltivati, ampie distese di erbe alte e grandi alberi che si stagliano contro un cielo grigio e luminoso, mosso da nuvole, estraniante. Donne, uomini, di tutte le età, ragazzi, camminano lungo la strada a piedi, in bicicletta, portando sempre con sé qualcosa, dal piccolo cestino di banane e pomodori, a pesanti carichi di carbone, assi di legno, tronchi, taniche di acqua, diretti al mercato o nei villaggi vicini. E’ la vita quotidiana che ci scorre davanti, un susseguirsi di flash di cui non siamo solo spettatori, in cui siamo inseriti: interrompiamo il loro andare, li costringiamo a una sosta, ci scambiamo un saluto, entriamo nel ritmo semplice e faticoso della vita ugandese. Ci fermiamo in un villaggio per chiedere informazioni sulla strada per le cascate Aruu, poco conosciute, tanto che non sono citate nella guida né si trovano sulla carta. Un giovane si offre di accompagnarci e per uno stretto sentiero arriviamo al punto in cui lasciare i furgoni e scendere a piedi. Raggiungiamo facilmente il salto. Lo spettacolo è impressionante per la quantità d’acqua e stiamo attaccati alla roccia su cui a fatica ci stringiamo e ci sforziamo di percepire questa grandiosità, non solo con gli occhi, ma con tutti i sensi.

Ai piedi delle Aruu falls

Ai piedi delle Aruu falls


Ora cominciamo a scendere, il sentiero si fa sempre più stretto: si scivola sulle rocce, ci si aiuta appoggiandosi agli alberi e… a mani esperte che ci vengono incontro. Due figure si materializzano davanti a noi: uno ha in mano un’asta con una punta che ci fa pensare a una freccia: un guerriero? Poi vediamo che ambedue hanno gli stivali di gomma e sono dei pescatori, che hanno una rete al piede della cascata.
Altri incontri ci aspettano, meno suggestivi, e casuali. In Uganda non si è mai soli.
Antonietta

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