Nascere donna in Africa

by progettouganda on September 5, 2011 » Add the first comment.

Visto con occhi da europea sembrerebbe una sfortuna nascere donna in Uganda. Credo profondamente che chi deve sopportare forti dolori, fatiche e, come sembra, sottomissioni, sia dotato di qualità che in qualche modo pareggiano la mancanza di una vita meno provata dalla fatica.
Il primo impatto con le persone avviene nella comunità del Boom Women’s Group.
Si entra nell’universo Africa al femminile dove, nonostante le donne non sono considerate che merce di scambio, di riproduzione e di lavoro a 360 gradi, sono quelle che reggono la comunità e la micro economia.
Ci stupisce che una donna senza prole non è considerata una donna, che il suo ruolo servile e sottomesso è il ruolo più giusto.
Non sono giudizi ma sensazioni: queste bambine nascono con uno scopo ben preciso, la continuazione della specie e a questo dedicano l’intera vita. Questo comporta sottomissione, tanto lavoro e nessuna considerazione: ebbene queste creature sono assolutamente forti, potenti, pronte alla vita. Non è facile accettare di fare tanti figli perché la mortalità infantile, in Nord Uganda, è alta e il proprio futuro di anziano è in mano ai figli.





Non è pensabile per la nostra mentalità occidentale che queste donne abbandonino i propri figli nati con deficienze perché devono seguire un marito che non li accetta.
Sono molte le donne che ho conosciuto attraverso i racconti: la prima, Lucy, che raccoglieva tutti gli orfani di guerra che trovava e li accoglieva senza distinzione di appartenenza di clan. La sua porta era aperta a tutti. Oggi questa iniziale accoglienza continua nell’orfanotrofio di Fratello Elio che ospita, tra le mille difficoltà, quasi 100 bambini dei quali 30 con problemi fisici e mentali. E nello stesso orfanotrofio funziona una scuola primaria frequentata da 350 bambini dei villaggi limitrofi.


Anche l’esperienza della cooperativa Wawoto Kacel è nata dall’ostinazione di una donna che ha perso tutti i suoi famigliari e le sue radici ma vuole continuare a vivere per se e per gli altri ed ha offerto a Suor Dorina la sua abilità di ricamatrice. Oggi la cooperativa produce artigianato locale di qualità che viene esportato in molti paesi.

Se domani tutte le donne africane si fermassero l’Africa ne morirebbe

Rita

Find more like this: Il trek della scoperta , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

* Copy this password:

* Type or paste password here:

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>