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	<title>Progetto Trekking Uganda</title>
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	<description>Camminare in Uganda per scoprire e conoscere</description>
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		<title>Il trek sui media</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono disponibili servizi audio e video che documentano il Trek della scoperta 2011. domenica 28 agosto &#124; Radio 24 trasmissione Ferry Boat &#8211; Podcast (intervista dal min 1’) venerdì 2 settembre &#124; Radio1 Rai trasmissione Baobab &#8211; Podcast (l’intervista inizia a 1h22’20’’) lunedì 5 settembre &#124;  Rai Radio 3 <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/news/il-trek-sui-media/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono disponibili servizi audio e video che documentano il Trek della scoperta 2011.</p>
<p><em>domenica 28 agosto | Radio 24<br />
</em><a href="http://www.radio24.it/radio24_audio/2011/110828-ferry-boat">trasmissione Ferry Boat &#8211; Podcast (intervista dal min 1’)</a></p>
<p><em>venerdì 2 settembre | Radio1 Rai<br />
</em><a href="http://www.radio.rai.it/podcast/A41134782.mp3">trasmissione Baobab &#8211; Podcast (l’intervista inizia a 1h22’20’’)</a></p>
<p><em>lunedì 5 settembre |  Rai Radio 3<br />
</em><a href="http://www.radio.rai.it/radio3/podcast/rssradio3.jsp?id=291">trasmissione Radio 3 Mondo &#8211; Podcast (l’intervista inizia al min 20’ ca.)</a></p>
<p><em>venerdì 18 novembre |  Rai 1<br />
</em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4OYGd-lZCSs">trasmissione TV7 &#8211; Estratto video</a></p>
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		<title>Il video del trek della scoperta</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>

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		<description><![CDATA[ ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="520" height="320" src="https://www.youtube.com/embed/5hEIzP-zoPc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Le mie 10 emozioni più intense</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 20:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Kalongo]]></category>
		<category><![CDATA[kampala]]></category>
		<category><![CDATA[Kidepo N.P.]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Oret]]></category>
		<category><![CDATA[Nilo]]></category>
		<category><![CDATA[wawoto kacel]]></category>

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		<description><![CDATA[1.	essere portati dal flusso umano ininterrotto al mercato di Kampala 2.	forza, grazia, agilità, suoni e colori in uno spettacolo di danze tradizionali 3.	un lento viaggio in battello discendendo il Nilo 4.	la forza, l’impeto dell’acqua di selvagge cascate 5.	lavorare assieme alle donne della cooperativa Wawoto Kacel e condividerne l’allegria 6.	un intero <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/le-mie-10-emozioni-piu-intense/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1.	essere portati dal flusso umano ininterrotto al mercato di Kampala<br />
2.	forza, grazia, agilità, suoni e colori in uno spettacolo di danze tradizionali<br />
3.	un lento viaggio in battello discendendo il Nilo<br />
4.	la forza, l’impeto dell’acqua di selvagge cascate<br />
5.	lavorare assieme alle donne della cooperativa Wawoto Kacel e condividerne l’allegria<br />
6.	un intero popolo nero che canta e danza alla messa domenicale a Kalongo<br />
7.	la salita al Monte Oret e la contemplazione del “mondo”<br />
8.	il Parco Nazionale del Kidepo, valle dell’Eden africano<br />
9.	tutti i bambini curiosi, gioiosi che hanno camminato con noi dandoci la mano<br />
10.	la forza, la serenità, la semplicità degli italiani cooperanti che abbiamo incontrato</p>
<p><em>Rosanna</em><br />
<div id="attachment_440" class="wp-caption alignnone" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/piedibus-1.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/piedibus-1.jpg" alt="In cammino con i bambini della scuola di Aloto" title="In cammino con i bambini della scuola di Aloto" width="480" class="size-full wp-image-440 colorbox-411" /></a><p class="wp-caption-text">In cammino con i bambini della scuola di Aloto</p></div></p>
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		<title>L’incontro con la Cooperazione</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 20:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazioni4Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parte sapendo che gran parte del viaggio è dedicato agli incontri con i gruppi con cui Fondazioni4Africa lavora e non solo. Altre Ong (Organizzazioni non governative), le missioni religiose e le fondazioni. Alcune idee sono presenti nel nostro immaginario e vogliamo verificarle: la dispersività degli interventi, la forza evangelizzatrice <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/l%e2%80%99incontro-con-la-cooperazione/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parte sapendo che gran parte del viaggio è dedicato agli incontri con i gruppi con cui Fondazioni4Africa lavora e non solo. Altre Ong (Organizzazioni non governative), le missioni religiose e le fondazioni.<br />
Alcune idee sono presenti nel nostro immaginario e vogliamo verificarle: la dispersività degli interventi, la forza evangelizzatrice delle chiese, la burocrazia organizzativa. A conti fatti non è così o almeno non del tutto. Abbiamo incontrato cooperanti italiani motivati, convinti del lavoro che fanno e coinvolti in prima persona nella realizzazione di progetti: la scolarizzazione, la prevenzione sanitaria, la sicurezza alimentare, le tecniche agricole e di allevamento, il microcredito e il risparmio cooperativo.<br />
Sono tantissimi i progetti di cooperazione internazionale nel Nord Uganda: ad ogni chilometro, lungo la strada, cartelli ne indicano il nome, lo scopo e il risultato dell’attenzione del mondo verso questo paese martoriato da una guerra insensata per due decenni. Problemi di ricostruzione dei villaggi, di ricomposizione delle famiglie sia pure decimate, di ritorno alle attività di coltivazione e di recupero della propria identità e quotidianità di vita.<br />
<div id="attachment_435" class="wp-caption alignnone" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/coop-1.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/coop-1.jpg" alt="Coopi, meeting di un gruppo di mirocredito" title="Coopi, meeting di un gruppo di mirocredito" width="480" class="size-full wp-image-435 colorbox-406" /></a><p class="wp-caption-text">Coopi, meeting di un gruppo di mirocredito</p></div><br />
Questo almeno sembra raggiunto. Abbiamo visto villaggi ricostruiti e campi coltivati intorno, i mercati piccoli e grandi lungo la strada dove si scambiano e si acquistano ortaggi, sementi, carbone vegetale, legni e paglia per costruire capanne e nelle periferie delle città arredamento e prodotti tecnologici elementari. Non c’è villaggio fronte strada su cui spicca una parete rossa o gialla che pubblicizza le compagnie telefoniche. Ma è dentro i villaggi che si vedono i risultati del lavoro dei cooperanti sugli atteggiamenti grazie a tecniche di sensibilizzazione, formazione ed intervento diretto. I dati sulla guerra alla malaria, la scolarizzazione, la vaccinazione sono positivi specialmente se si pensa che sono stati raggiunti in soli 5 anni di pace.<br />
<div id="attachment_436" class="wp-caption alignnone" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/coop-2.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/coop-2.jpg" alt="Amref, screening infantile" title="Amref, screening infantile" width="480" class="size-full wp-image-436 colorbox-406" /></a><p class="wp-caption-text">Amref, screening infantile</p></div><br />
Un’esperienza fondamentale per ricostruire un tessuto economico che passa attraverso il lavoro è costituito dal microcredito che permette a chi ha iniziativa e competenza artigianale di avviare un’attività seppure piccola che lo affranca dall’aiuto esterno e lo mette in condizioni di autogestire la propria vita e questo vale in particolare per le donne che riescono a sottrarsi alla dipendenza del marito e a pagare l’educazione primaria dei figli. Il funzionamento del microcredito e del risparmio cooperativo si basa sul coinvolgimento di un villaggio o di un gruppo che garantisce la responsabilità della comunità: il prestito viene fatto sulla base di una richiesta precisa, un microprogetto, e presuppone la restituzione con un interesse minimo e il controllo collettivo del rischio.<br />
L’impegno di riuscire, la serietà nella gestione risaltano facilmente nel modo con cui presentano il loro progetto e tengono i libri contabili, personali e collettivi, raccolti sotto l’albero del villaggio dove si riuniscono una volta alla settimana dando visibilità a questa attività che per la prima volta li vede coinvolti e responsabili in prima persona.<br />
Il mondo della cooperazione è un mondo complesso e, per usare il linguaggio occidentale, una rete di cui abbiamo verificato dei nodi essenziali. Non sono gocce che si perdono nel mare!</p>
<p><em>Antonietta<br />
</em></p>
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		<title>Nascere donna in Africa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 20:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Boomu's Woman Group]]></category>
		<category><![CDATA[wawoto kacel]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto con occhi da europea sembrerebbe una sfortuna nascere donna in Uganda. Credo profondamente che chi deve sopportare forti dolori, fatiche e, come sembra, sottomissioni, sia dotato di qualità che in qualche modo pareggiano la mancanza di una vita meno provata dalla fatica. Il primo impatto con le persone avviene <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/nascere-donna-in-africa/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto con occhi da europea sembrerebbe una sfortuna nascere donna in Uganda. Credo profondamente che chi deve sopportare forti dolori, fatiche e, come sembra, sottomissioni, sia dotato di qualità che in qualche modo pareggiano la mancanza di una vita meno provata dalla fatica.<br />
Il primo impatto con le persone avviene nella comunità del Boom Women&#8217;s Group.<br />
Si entra nell’universo Africa al femminile dove, nonostante le donne non sono considerate che merce di scambio, di riproduzione e di lavoro a 360 gradi, sono quelle che reggono la comunità e la micro economia.<br />
Ci stupisce che una donna senza prole non è considerata una donna, che il suo ruolo servile e sottomesso è il ruolo più giusto.<br />
Non sono giudizi ma sensazioni: queste bambine nascono con uno scopo ben preciso, la continuazione della specie e a questo dedicano l’intera vita. Questo comporta sottomissione, tanto lavoro e nessuna considerazione: ebbene queste creature sono assolutamente forti, potenti, pronte alla vita. Non è facile accettare di fare tanti figli perché la mortalità infantile, in Nord Uganda, è alta e il proprio futuro di anziano è in mano ai figli.<br />
<br /><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/donne-1.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/donne-1.jpg" alt="" title="Nascere donne in africa" width="520" class="alignnone size-full wp-image-416 colorbox-409" /></a><br />
<br /><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/donne-1-2.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/donne-1-2.jpg" alt="" title="Nascere donna in Africa" width="520" class="alignnone size-full wp-image-421 colorbox-409" /></a><br />
<br />Non è pensabile per la nostra mentalità occidentale che queste donne abbandonino i propri figli nati con deficienze perché devono seguire un marito che non li accetta.<br />
Sono molte le donne che ho conosciuto attraverso i racconti: la prima, Lucy, che raccoglieva tutti gli orfani di guerra che trovava e li accoglieva senza distinzione di appartenenza di clan. La sua porta era aperta a tutti. Oggi questa iniziale accoglienza continua nell’orfanotrofio di Fratello Elio che ospita, tra le mille difficoltà, quasi 100 bambini dei quali 30 con problemi fisici e mentali. E nello stesso orfanotrofio funziona una scuola primaria frequentata da 350 bambini dei villaggi limitrofi.<br />
<br /><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/donne-3.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/donne-3.jpg" alt="" title="Nascere donna in Africa" width="520" class="alignnone size-full wp-image-418 colorbox-409" /></a><br />
Anche l’esperienza della cooperativa Wawoto Kacel è nata dall’ostinazione di una donna che ha perso tutti i suoi famigliari e le sue radici ma vuole continuare a vivere per se e per gli altri ed ha offerto a Suor Dorina la sua abilità di ricamatrice. Oggi la cooperativa produce artigianato locale di qualità che viene esportato in molti paesi.</p>
<p>Se domani tutte le donne africane si fermassero l’Africa ne morirebbe</p>
<p><em>Rita</em></p>
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		<title>Lasciamo Gulu diretti a Kalongo</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 20:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Aruu Falls]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornata di trasferimento, “altro” nel nostro gergo, altro da trekking. E’ un altro che prende forma via via che procediamo lungo la strada rossa e sconnessa che per forza ci fa andare lentamente e ci fa osservare il paesaggio intorno: villaggi, campi coltivati, ampie distese di erbe alte e grandi <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/lasciamo-gulu-diretti-a-kalongo/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giornata di trasferimento, “altro” nel nostro gergo, altro da trekking. E’ un altro che prende forma via via che procediamo lungo la strada rossa e sconnessa che per forza ci fa andare lentamente e ci fa osservare il paesaggio intorno: villaggi, campi coltivati, ampie distese di erbe alte e grandi alberi che si stagliano contro un cielo grigio e luminoso, mosso da nuvole, estraniante. Donne, uomini, di tutte le età, ragazzi, camminano lungo la strada a piedi, in bicicletta, portando sempre con sé qualcosa, dal piccolo cestino di banane e pomodori, a pesanti carichi di carbone, assi di legno, tronchi, taniche di acqua, diretti al mercato o nei villaggi vicini. E’ la vita quotidiana che ci scorre davanti, un susseguirsi di flash di cui non siamo solo spettatori, in cui siamo inseriti: interrompiamo il loro andare, li costringiamo a una sosta, ci scambiamo un saluto, entriamo nel ritmo semplice e faticoso della vita ugandese. Ci fermiamo in un villaggio per chiedere informazioni sulla strada per le cascate Aruu, poco conosciute, tanto che non sono citate nella guida né si trovano sulla carta. Un giovane si offre di accompagnarci e per uno stretto sentiero arriviamo al punto in cui lasciare i furgoni e scendere a piedi. Raggiungiamo facilmente il salto. Lo spettacolo è impressionante per la quantità d’acqua e stiamo attaccati alla roccia su cui a fatica ci stringiamo e ci sforziamo di percepire questa grandiosità, non solo con gli occhi, ma con tutti i sensi.<br />
<div id="attachment_391" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/aruu.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/aruu.jpg" alt="Ai piedi delle Aruu falls" title="Ai piedi delle Aruu falls" width="480" class="size-full wp-image-391 colorbox-320" /></a><p class="wp-caption-text">Ai piedi delle Aruu falls</p></div><br />
Ora cominciamo a scendere, il sentiero si fa sempre più stretto: si scivola sulle rocce, ci si aiuta appoggiandosi agli alberi e… a mani esperte che ci vengono incontro. Due figure si materializzano davanti a noi: uno ha in mano un’asta con una punta che ci fa pensare a una freccia: un guerriero? Poi vediamo che ambedue hanno gli stivali di gomma e sono dei pescatori, che hanno una rete al piede della cascata.<br />
Altri incontri ci aspettano, meno suggestivi, e casuali. In Uganda non si è mai soli.<br />
<em>Antonietta</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tu chiamale se vuoi…</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 20:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[acholi]]></category>
		<category><![CDATA[wawoto kacel]]></category>

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		<description><![CDATA[Sintetizzare il cumulo di emozioni che questo viaggio sta suscitando non è facile. Non è un viaggio come gli altri. Viaggiare per un paese così lontano, così differente, non esige solo disponibilità e pazienza ma – con tutta la buona volontà – bisogna trovare dei modi diversi di conoscere, di <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/tu-chiamale-se-vuoi%e2%80%a6/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sintetizzare il cumulo di emozioni che questo viaggio sta suscitando non è facile. Non è un viaggio come gli altri. Viaggiare per un paese così lontano, così differente, non esige solo disponibilità e pazienza ma – con tutta la buona volontà – bisogna trovare dei modi diversi di conoscere, di entrare in contatto. E su questo devo dire che questa esperienza è ben congegnata!<br />
Le emozioni più forti nascono dal contatto con le persone, dalle danze e dai canti che ci offrono, dal salutarsi, dal toccarsi, dal guardarsi. Questo compensa molto l’impatto difficile: non è facile per noi accettare ad esempio che si viva in capanne, che l’acqua la si debba andare a prendere a chilometri di distanza, che i bambini abbiano vestiti laceri. Ma è l’Africa profonda! Bisogna guardare con altri occhi, bisogna uscire dai nostri schemi.<br />
Mi rivedo a un tavolone, seduta con molte donne ugandesi e alcuni dei miei compagni, a costruire perline di carta. La mia insegnante si chiama Alice e fa ogni sforzo possibile per insegnare alle mie maldestre mani a “rollare” la carta su un ago. Anche se può pensare che io sia un disastro non lo dice, anzi mi incoraggia, trovando sempre migliore il mio lavoro e insegnandomi un sacco di frasi in acholi, che ovviamente dimentico subito. E queste donne ridono, sembrano felici e rilassate. Eppure dietro di loro ci sono storie terribili, di AIDS, di violenze, di vedovanza.<br />
<div id="attachment_386" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/wawotokacel-2.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/wawotokacel-2.jpg" alt="Al lavoro con le donne della cooperativa Wawoto Kacel" title="Al lavoro con le donne della cooperativa Wawoto Kacel" width="480" class="size-full wp-image-386 colorbox-322" /></a><p class="wp-caption-text">Al lavoro con le donne della cooperativa Wawoto Kacel</p></div><br />
Poi c’è l’esperienza con i cooperanti, che in qualche modo sono i necessari mediatori culturali:<br />
con grossa soddisfazione ho notato quanto la maggioranza sia ugandese, segno che molto è cambiato nella cooperazione internazionale. Toccante poi l’incontro con giovani e giovanissime italiane responsabili dei progetti (alcune con figli piccoli).<br />
L’Africa poi riserva molte sorprese: dal parco naturale di Murchison Falls, alle discese sul Nilo, agli animali, e proprio in questi giorni le montagne, belle, imponenti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La foresta pluviale</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 20:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Budongo Forest]]></category>
		<category><![CDATA[Murchison N.P.]]></category>

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		<description><![CDATA[E non si è smentita: è stata pluviale veramente. Siamo alla Budongo Forest, all’interno del Murchison N.P., per fare un’esperienza di forest walking. Prima di partire veniamo indottrinati dalla nostra guida al comportamento nella foresta, al consono abbigliamento e, ci domanda, se abbiamo con noi una giacchetta per proteggerci nel <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/la-foresta-pluviale/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E non si è smentita: è stata pluviale veramente.<br />
Siamo alla Budongo Forest, all’interno del Murchison N.P., per fare un’esperienza di <em>forest walking</em>. Prima di partire veniamo indottrinati dalla nostra guida al comportamento nella foresta, al consono abbigliamento e, ci domanda, se abbiamo con noi una giacchetta per proteggerci nel caso di pioggia. Che l’avrà chiamata?!<br />
La foresta è un complesso ecosistema che si svolge, per così dire, a diversi livelli altitudinali: ci sono impianti fogliari a 45 m di altezza (mogano bellissimi), altri a 15 e per finire il sottobosco. Questa disponibilità alimentare, di appoggio e nidificazione, permette l’intricarsi delle specie vegetali e animali. Dallo scimpanzé al minuscolo insetto, dall’airone alla farfalla: tutti insieme in una vita scandita secondo il livello di proliferazione e predazione.<br />
<div id="attachment_427" class="wp-caption alignnone" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/foresta_pluviale-1.jpg"><img class="size-full wp-image-427 colorbox-403" title="Nella foresta pluviale" src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/09/foresta_pluviale-1.jpg" alt="Nella foresta pluviale" width="480" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foresta pluviale</p></div><br />
È una foresta protetta da molti anni quando, ad un certo punto, ci si è accorti che tagliare mogano era controproducente: un albero per raggiungere la pienezza produttiva ci mette decenni e non consentiva al mercato un efficiente approvvigionamento: meno male. E così è iniziato il coinvolgimento della popolazione locale avvicinandola allo studio ed alla salvaguardia della foresta, del suo delicato e ricchissimo ecosistema. Questa operazione era orientata all’accoglienza di un turismo sensibile e attento che ora viene ospitato, sempre al centro della foresta, negli ecolodge ad impatto zero.<br />
Ma ritorniamo al pluviale: sentiti i tuoni e i suono del vento e della pioggia in arrivo, la nostra guida ci chiede se siamo intenzionati a proseguire, “può essere pericoloso, cadono lampi e rami…” dice con uno sguardo speranzoso.<br />
Proseguiamo, è stata la risposta compatta!<br />
Non crede alle sue orecchie!<br />
Nella foresta pluviale è stata un’esperienza pienamente riuscita: acqua dappertutto!</p>
<p><em>Gianluca</em></p>
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		<title>Che energia tutta quest’acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 20:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendent Falls]]></category>
		<category><![CDATA[Murchison Falls]]></category>
		<category><![CDATA[Murchison N.P.]]></category>
		<category><![CDATA[Nilo]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo al Murchison N.P. Il Nilo, partito dal Lago Vittoria, ha già compiuto parecchi km e si trova costretto a passare in una forra larga appena 9 metri. Sono le Murchison Falls. Il rumore e l’acqua nebulizzata impressionano: da lontano è un’indistinta massa bianca che si vede cadere, costretta, con <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/che-energia-tutta-quest%e2%80%99acqua/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo al Murchison N.P.<br />
Il Nilo, partito dal Lago Vittoria, ha già compiuto parecchi km e si trova costretto a passare in una forra larga appena 9 metri. Sono le Murchison Falls.<br />
Il rumore e l’acqua nebulizzata impressionano: da lontano è un’indistinta massa bianca che si vede cadere, costretta, con fragore. Noi siamo su una lancia, a qualche centinaio di metri, e abbiamo risalito il Nilo osservando, mattina presto, gli animali che popolano le sue sponde: ippopotami, elefanti e coccodrilli. Aquile pescatrici, martin pescatori di diversi tipi, compreso il gigante, aironi di tutte le fogge. Nicholas e David, le nostre guide, sono molto disponibili nel raccontarci i comportamenti degli animali e i segreti del Nilo.<br />
Faticando contro la spinta della corrente approdiamo su uno sperone roccioso dove inizia il sentiero per avvicinarci ulteriormente alle cascate. Un sentiero che, piano piano, ci permette di recuperare quota. Diventa aereo: siamo di fronte alle cascate e in questo punto si vedono divise in due grosse vie di caduta. Le Murchison e le Indipendent Falls: la prima, primitiva, dove l’acqua passa costretta e la seconda si è formata nel 1962 per una piena del Nilo. Il ’62, l’anno dell’indipendenza…<br />
<div id="attachment_378" class="wp-caption alignleft" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/murchison-1.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/murchison-1.jpg" alt="Vista dall&#039;alto delle Murchison Falls" title="Vista dall&#039;alto delle Murchison Falls" width="480" class="size-full wp-image-378 colorbox-318" /></a><p class="wp-caption-text">Vista dall&#039;alto delle Murchison Falls</p></div><br />
In cima alla cascata, alla fine del sentiero, siamo a qualche metro dalle evoluzioni che il Nilo compie: una potenza straordinaria, disponibile energia. Ne veniamo attratti dalle evoluzioni, dalle forme identiche e continue che l’acqua assume, da sempre. Nebulizzata ci colpisce ed il fragore ci attrae a questa energia che permette, paradossalmente, di entrare in una quiete pensierosa, serena.<br />
<div id="attachment_380" class="wp-caption alignleft" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/murchison-2.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/murchison-2.jpg" alt="Il Nilo si butta nella strettissima gola" title="Il Nilo si butta nella strettissima gola" width="480" class="size-full wp-image-380 colorbox-318" /></a><p class="wp-caption-text">Il Nilo si butta nella strettissima gola</p></div><br />
Tutti per una decina di minuti ci vediamo incantati davanti a questo spettacolo. Qualcuno dice: davanti alle cascate ho preso le migliori decisioni della mia vita…<br />
<div id="attachment_384" class="wp-caption alignleft" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/murchison-3.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/murchison-3.jpg" alt="Il punto di osservazione" title="Il punto di osservazione" width="480" class="size-full wp-image-384 colorbox-318" /></a><p class="wp-caption-text">Il punto di osservazione</p></div><br />
<em>Gianluca<br />
</em></p>
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		<title>Gianni Biondillo in Uganda con Trekking Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 20:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettouganda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il trek della scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[Dr. Ambrosoli Memorial Hospital]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Oret]]></category>
		<category><![CDATA[scarpe rotte]]></category>

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		<description><![CDATA[Dapprima era solo un lieve socchiudersi di labbra, neppure me ne ero accorto a Malpensa. All’aeroporto di Istanbul invece mi cadde l’occhio sul sorrisetto malizioso. Del sinistro. Lo scarpone, intendo. I miei scarponi a cui tenevo tanto, regalatimi da Gianluca una decina di anni fa, che hanno fatto con me <span class="post_excerpt_readmore"><a href="http://www.trekkinguganda.org/blog/il-trek-della-scoperta/gianni-biondillo-in-uganda-con-trekking-italia/" title="Read more">Read more &#187;</a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dapprima era solo un lieve socchiudersi di labbra, neppure me ne ero accorto a Malpensa. All’aeroporto di Istanbul invece mi cadde l’occhio sul sorrisetto malizioso.<br />
Del sinistro.<br />
Lo scarpone, intendo. I miei scarponi a cui tenevo tanto, regalatimi da Gianluca una decina di anni fa, che hanno fatto con me il giro del mondo. I miei scarponi. Gli unici, ad essere precisi. Sulla punta del sinistro una piega, una scollatura, una apertura che pareva una bocca. Un sorriso, appunto.<br />
“E ora come faccio?” pensavo spaventato. Con me m’ero portato solo dei sandali e delle ciabatte. Riponevo una fiducia cieca nei confronti di quegli scarponi, e lì, a pochi passi dal prendere l’aereo per l’Africa, stavano sogghignando di me, senza alcun rispetto per il loro proprietario. Forse era una vendetta premeditata, la loro. Trattati sempre coi piedi non ne potevano più di scorazzarmi, infangati, intrisi d’acqua o cotti dal sole… chiedevano cure che non avevo mai dato loro, forse; attenzioni, chi lo sa. O forse volevano solo andare in pensione. Ma, porca miseria, non ora!<br />
Dapprima mi zittii, non lo dissi a nessuno di quel sorrisetto malizioso. Ma dopo il trekking urbano a Kampala, dopo l’immersione nella bolgia umana di quella metropoli, dopo che pure lo scarpone destro iniziò a sorridermi, compresi che dovevo parlarne con qualcuno di tanta sfrontatezza. (Il sinistro, per capirci, ormai era una bocca spalancata e volgare che mi sbeffeggiava).<br />
<div id="attachment_442" class="wp-caption alignnone" style="width: 490px"><a href="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/biondillo-1.jpg"><img src="http://www.trekkinguganda.org/wp-content/uploads/2011/08/biondillo-1.jpg" alt="Gianni Biondillo al trek della scoperta in Uganda" title="Gianni Biondillo al trek della scoperta in Uganda" width="480" class="size-full wp-image-442 colorbox-314" /></a><p class="wp-caption-text">Gianni Biondillo al trek della scoperta in Uganda</p></div><br />
Di fronte al mio dramma personale si decise di passare alle maniere spicce. Mi diedero una mano Alex e Paul, i due driver che ci avrebbero seguito per tutto il viaggio. Conoscevano un ciabattino che avrebbe risolto tutto. In effetti tornarono alla sera con i due scarponi dalle bocche cucite; mute e offese dallo spago che le violava (immagino la forza erculea del calzolaio che infilava l’ago nella gomma dura).<br />
Un lavoro sopraffino. Ammutolite le bocche gli scarponi fecero il loro sporco lavoro per giorni. Ma tramavano vendetta, tremenda vendetta!<br />
Giusto nel cuore di una foresta pluviale ad un passo dal Nilo decisero in coppia di esplodere. Giuro, esplodere.<br />
Le cuciture sui talloni ressero l’affronto, ma la gomma si divelse. Ed ormai giravamo per villaggi con capanne dal tetto di paglia, dove diavolo avrei trovato un altro paio di scarpe?<br />
Decisi perciò di tenerle, non ostante tutto. Di umiliarle, di sfondarle definitivamente, vedere chi l’avrebbe vinta fra me e loro!<br />
Come diceva la canzone? “Scarpe rotte, eppur bisogna andar!”<br />
Il giorno appresso le piante dei miei piedi conobbero la gioia delle bolle e delle vesciche.<br />
Avevano vinto loro, gli scarponi.<br />
Li ho abbandonati in una stanza degli ospiti dell’ospedale “Dr. Ambrosoli” di Kalongo. Oggi ho scalato il Monte Oret con le scarpe prestatemi da Gianluca, Cerotti ai piedi.<br />
Appena torno a casa so cosa regalarmi. Prometto che li tratterò con cura.</p>
<p>(Gianni Biondillo sta facendo con noi questa esperienza in Uganda. Nel frattempo, proprio mentre gli si sfondavano gli scarponi, è uscito in Italia il suo nuovo romanzo “I materiali del killer”, ed. Guanda)</p>
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